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November 08, 2018

SMART CONTRACTS (E BLOCKCHAIN)

Tutti ne parlano, ma di cosa si tratta esattamente?

Letteralmente, lo smart contract è il “contratto intelligente” nel senso che è il contratto che esce dalla lettera morta tipica di un contratto tradizionale per diventare “esecutivo” secondo la oggettività e la immutabilità dei codici crittografici.

In sostanza, un “contratto intelligente” è un contratto che opera ed esegue quanto in esso previsto in autonomia mediante un algoritmo.

Ad esempio, se Carlo deve corrispondere mensilmente ad Antonio il canone di locazione di euro 800,00, Carlo e Antonio possono sottoscrivere uno smart contract in forza del quale ogni mese alla data indicata il conto corrente di Carlo effettuerà un bonifico a favore del conto corrente di Antonio di euro 800,00.

Ma attenzione: se Carlo non dovesse disporre di sufficiente denaro per adempiere alla sua prestazione mensile a favore di Antonio, l’operazione verrà bloccata senza creare debito nel sistema.

Tutte le operazioni e transazioni sono sempre pubbliche e mostrate nella piattaforma Blockchain.

Ovviamente, ogni operazione richiede una transaction fee, che dipende dalla potenza computazionale richiesta.

Per oggi e come prima infarinatura, direi che può essere sufficiente.

Grazie per avermi letta e alla prossima!

Francesca

October 28, 2019

CONTRATTI INTERNAZIONALI: ATTENZIONE ALLA LEGGE APPLICABILE E AL FORO COMPETENTE

Come ben sapete, quando si va a sottoscrivere un contratto internazionale, è di fondamentale importanza concordare la legge applicabile al medesimo e il “foro” ossia il tribunale competente in caso di controversie.

Solitamente, è la forza contrattuale della parte più forte a determinarli entrambi.

Ma non è detto.

E in ogni caso è importante essere consapevoli a cosa si va incontro.

Cerchiamo sempre che la legge applicabile sia quella a noi più conosciuta, ossia, nel caso di società italiana, quella italiana.

E cerchiamo sempre che il Tribunale competente per le eventuali controversie che dovessero insorgere tra le parti e non componibili bonariamente sia quello di casa nostra, a noi più vicino, e quindi più familiare e meno oneroso: il Tribunale della nostra città di provincia.

Ciò detto e premesso, non sempre ciò é possibile: ossia, quando controparte è contrattualmente più forte, magari saremmo costretti a cedere alla applicabilità della legge del suo paese e al tribunale della sua città.

Ma come sostengo sempre: l’importante è la consapevolezza di quanto si sottoscrive, sempre. E avere a fianco un legale che ci consigli, sempre.

Grazie per avermi letta, alla prossima, Francesca

Meglio il Giudice o l'Arbitro?

Operando quotidianamente con le aziende, spesso mi capita che gli imprenditori o i manager mi chiedano se in un contratto sia meglio inserire, in caso di disputa non risolvibile bonariamente, il ricorso al tribunale e quindi la classica “causa” oppure l’arbitrato.

Innanzitutto, per chi non fosse di mestiere, iniziamo dalle nozioni.

La “causa” è quando una parte chiama l’altra davanti al Giudice e il Giudice decide con sentenza.

L’arbitrato è invece una sorta di giudizio privato in ambito civile e commerciale, ossia si demanda, con un accordo precedentemente sottoscritto dalle parti, a un arbitro unico o ad un collegio di tre arbitri la decisione della questione controversa.

Gli arbitri possono decidere osservando le norme procedurali (arbitrato rituale) oppure senza osservarle (arbitrato irrituale).

La decisione dell’arbitro o degli arbitri è detta “lodo” e ha valore di sentenza fra le parti.

Quali i vantaggi e gli svantaggi dell’uno e dell’altro?

Notoriamente, i giudizi in tribunale costano meno in termini economici ma hanno tempi più lunghi, mentre gli arbitrati sono più costosi ma anche più veloci.

Volendo fare un parallelo un po’ inusuale, il procedimento giudiziale sta all’arbitrato come il medico della ASL sta al medico privato!

Ciò detto, quale scegliere, dunque, tra i due quando si redige un contratto?

Dipende (classica risposta da avvocati temuta dai clienti)!

Ma è la verità: occorre valutare se nel caso concreto l’operazione in gioco giustifichi o meno (oppure richieda o meno) il ricorso all’arbitrato.

Grazie per avermi letta e alla prossima, Francesca

September 24, 2018

Perchè è importante avere un BUON contratto

Sapete quante volte aziende (anche aziende grandi e multinazionali) regolano i loro rapporti con clienti e fornitori senza avere un vero contratto?

Rimandano tutto a un semplice ordine di acquisto o vendita, spesso nemmeno firmato per accettazione dall’altra parte, che riassume semplicemente quantità e prezzi o addirittura ad accordi verbali!

Questo va bene?

Direi di si, va bene finché si va d’amore e  d’accordo.

Ma al primo screzio, santi lumi!

Allora, perché è così importante avere un contratto scritto bene (e per bene non mi riferisco solo al lessico ma anche e soprattutto alla sua efficacia legale)?

Perché:

  • i latini insegnano “Verba volant, scripta manent”: ebbene si, quello che è scritto nero su bianco rimane e nessuno può metterlo in dubbio

  • l’azienda aumenta il proprio prestigio e la propria reputazione professionale

  • un bravo avvocato tutela il proprio cliente scrivendo clausole appropriate

  • vi protegge maggiormente in caso di controversie e questioni con l’altra parte

  • e se proprio dovete arrivare al Tribunale, ricordate che il contratto fa LEGGE TRA LE PARTI e il Giudice non può che tenere conto di ciò.

Insomma, ora che mi avete letto fino a qui, vi ho convinti di quanto sia fondamentale avere un buon contratto che vi tuteli?

E di quanto lo sia ancor di più al giorno d’oggi, dove sono in aumento gli scambi e quindi i contratti internazionali, con la questione della legge applicabile e del foro competente?

E poi cari imprenditori non dite che non vi avevo avvertito …

Alla prossima, Francesca

August 08, 2018

Vogliamo costituire una società: come la regolamentiamo?

Spesso chi si rivolge a me con il desiderio di costituire una società o di investire in una società già esistente, mi chiede come si possono disciplinare il funzionamento della società stessa e i rapporti tra i soci e tra essi e gli amministratori.

Iniziamo col dire che gli “accordi fra gentiluomini e fra gentildonne” sono sicuramente importanti, almeno per me lo sono ancora, ma non hanno alcun valore legale: esistono invece degli appositi strumenti, previsti dal Codice Civile, che hanno la funzione di determinare i rapporti all’interno delle società.

E mi riferisco allo statuto e ai patti parasociali: vediamo di cosa si tratta.

Fine modulo

Lo statuto di una società è una parte integrante dell’atto costitutivo ed è il documento che contiene le norme di funzionamento della società medesima.

L’atto costitutivo, il suo contenuto e la sua forma (atto pubblico) sono predeterminati dalla legge (articolo 2328, comma 2), mentre per lo statuto non è così.

Lo statuto è necessario per regolare l’attività della società (obbligatorio nel caso di società di capitali), ma le regole non sono predeterminate dalla legge.

Fra le funzioni principali dello statuto ci sono quelle di regolare il trasferimento delle quote di partecipazione, il recesso di un socio oppure l’esclusione di un socio dalla società.

Inoltre lo statuto determina la materia delle decisioni dei soci e dell’assemblea: quali sono le competenze e le modalità di questo tipo di decisioni e il funzionamento dell’assemblea (convocazione, presidenza, rappresentanza, quorum costitutivo e/o deliberativo e verbalizzazione delle decisioni).

Altro argomento che viene normalmente regolato dallo statuto è quello delle regole di amministrazione della società, sugli eventuali controlli (per esempio in materia di bilancio) e sullo scioglimento della società.

In buona sostanza, nello statuto i soci hanno piena libertà di decisione (fermo restando il fatto che lo statuto non può avere disposizioni che siano contrarie alla legge), e possono darsi le regole che ritengono più giuste per la migliore gestione della società.

E cosa sono, invece, i cosiddetti patti parasociali?

Questi sono dei veri e propri contratti stipulati fra diversi soci di una società (possono riguardare la totalità o anche solo una parte dei soci) e che normalmente regolano i comportamenti dei soci stessi, sia nei rapporti fra loro all’interno della società che all’esterno della stessa, oppure nei confronti di soggetti terzi.

La natura dei patti parasociali, pertanto, è quella di accordi di diritto privato: mentre lo statuto di una società (atto pubblico) ha il potere di vincolare tutti i soci, questo tipo di patti vincola solamente i soci che li stipulano.

Gli oggetti tipici regolati dai patti parasociali sono le funzioni dei diversi soci nell’amministrazione dell’azienda, la tutela di tutti quegli aspetti che possono riguardare la proprietà intellettuale o industriale (come nel caso di brevetti o invenzioni) che possono appartenere a uno dei soci, i sistemi di finanziamento della società.

Molto spesso, per dare un maggior peso al vincolo, è prevista una penale per il socio che non rispetti gli obblighi assunti.

Le norme del Codice Civile (in particolare gli articoli 2341-bis e 2341-ter) dettano le regole solo per i patti sociali stipulati all’interno di società per azioni: il termine massimo di durata è di 5 anni (un termine più lungo non è valido e, se pattuito,  viene automaticamente ridotto a 5 anni) e, in caso di società quotata, i patti parasociali vanno comunicati alla società.

Per le S.r.l. l’unico obbligo è quello della durata massima di 5 anni.

Considerato che non si tratta di un obbligo imposto dalla legge per nessuna tipologia di società, potremmo chiederci se effettivamente i patti parasociali siano utili nel caso di una società.

In effetti, sia nel caso in cui conosciamo da tempo i nostri soci come quello in cui siano dei perfetti sconosciuti, la possibilità di determinare a priori quello che sarà l’assetto dell’amministrazione della nostra società è una soluzione che permette di operare con maggiore sicurezza e tranquillità.

Ovviamente, i patti parasociali hanno effetto solo fra i soci che li hanno sottoscritti: questo vuol dire che non hanno nessuna efficacia nei confronti della società o di soggetti terzi.

E il socio che violi questo patto non può essere obbligato a nulla, salvo il pagamento di una penale predeterminata dagli stessi patti sociali e/o il risarcimento del danno procurato.

In conclusione, se impostati nel modo corretto, i patti parasociali possono essere uno strumento molto importante per una corretta gestione societaria, determinante per il successo di una società.

E un patto parasociale può essere stipulato anche prima della costituzione della società, in modo da regolare fin dall’inizio i rapporti fra i diversi soci fondatori, sancendo obblighi e diritti in maniera cogente.

Possiamo pensare ai patti parasociali come a una sorta di “regolamento di condominio”, che permette di gestire nel modo migliore i rapporti fra i condomini (cioè i soci della società): per quanto non obbligatori, rinunciare alla possibilità di organizzazione che questi patti, grazie alla loro flessibilità, possono dare può rivelarsi un errore anche molto grave.

Sfruttare bene questo strumento permette di evitare complessi problemi che possono rallentare o anche bloccare del tutto lo sviluppo di una società.

Grazie per avermi letto e alla prossima! Buone vacanze!!

June 16, 2018

La suola rossa di Christian Louboutin

Conoscete le bellissime scarpe di Cristian Louboutin che si contraddistinguono per la suola rossa?

In questi giorni è arrivata una (ulteriore)  importantissima sentenza nel mondo fashion.

La Corte di Giustizia Europea ha stabilito che la suola rossa la può utilizzare solo il noto marchio Christian Louboutin!

E’ giunta, infatti, una decisione importante che ha posto fine alla causa per contraffazione che Christian Louboutin aveva intentato contro il brand Van Haren, società olandese che nel 2012 aveva venduto delle scarpe col tacco con la famosa suola rossa. Secondo i giudici del Lussemburgo la suola scarlatta "è un marchio di posizione e non di forma" e dunque Louboutin ha ragione. Una decisione che ribalta di fatto quanto aveva affermato lo scorso febbraio l'avvocato generale della Corte di Giustizia stessa e che riapre la partita (infinita) sull'esclusività di utilizzo della suola rossa da parte di Louboutin, già messa in discussione in passato da una causa con Saint Laurent. E la storia continua…Un caro saluto a te che mi hai letto e a presto, Francesca

June 03, 2018

Perché Business and Fashion Lawyer?

Ebbene si, sono diventata grande, ora ho il mio sito e questo spazio in cui posso condividere con te (che ti sei preso il tempo di leggermi e ti ringrazio per ciò) notizie, curiosità, aggiornamenti ma anche riflessioni sul mondo della business law e della fashion law.

Il primo argomento che voglio condividere con te è personale ed è questo: perché mi autodefinisco business lawyer e fashion lawyer anziché semplicemente avvocato?

La risposta è perché negli anni mi sono specializzata nel mondo delle aziende, del business quindi, e sono diventata la consulente dell’imprenditore supportandolo nelle scelte strategiche legali e societarie stragiudiziali. E perché anche fashion? Perché ho iniziato ad avere clienti in questo settore (unendo due mie passioni, il diritto e la moda) e mi sono specializzata ulteriormente sul diritto della moda “tornando sui libri”, perché Milano è e rimane la piazza della moda!

Un caro saluto a te che mi hai letto e alla prossima, Francesca

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